Da alcuni anni, in Occidente, è sempre più diffuso un ritorno alla natura, alla vita bucolica, alla riconnessione con la terra. Spesso ci chiediamo quando l’abbiamo persa, come ci siamo smarriti nella frenesia delle città, perché ci siamo ingabbiati in un’esistenza di corse e smog. Il nostro concetto di “ritorno” è però associato a comodità che diamo per scontate: la luce, il riscaldamento, l’acqua calda, internet. L’Est della Turchia, regione di grandi montagne e deserti, è l’area più povera del paese. A parte alcune città principali, si stende in una distesa remota e silenziosa. I popoli che la abitano sono perlopiù pastori, che vivono in case di pietra e piccoli villaggi spesso senza elettricità e acqua calda, scaldate d’inverno dalla legna, in terre dove il termometro scende fino a -30°. Qual è, allora, la vita bucolica di cui abbiamo una nostalgia senza memoria? A cosa siamo realmente disposti per tornare alla natura?















